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Kampeni,
21 Ottobre 2005
“Kampeni” ovvero “piccolo coltello” è
un villaggio situato su un’altura a circa 15 km dalla parrocchia
di Balaka. La storia di questo villaggio è tristemente segnata
dalla sua posizione posta al limite tra i territori di tre diverse
parrocchie e dal cattivo stato delle strade che lo rende difficilmente
raggiungibile.
A richiamare l’attenzione su questa realtà, una lettera
scritta dagli insegnanti della locale scuola a Padre Mario, lettera
che ha il sapore di un appello accorato: a Kampeni vogliono la scuola.
Padre Mario ci ha invitato, pertanto, ad accompagnre Don Cesare
ed il catechista della zona a far visita alla scuola al fine di
“fotografare” la situazione.
Man mano ci si avvicina al villaggio, disperso tra aride colline,
il vero obiettivo della visita si fa chiaro: occorre dare speranza
a questa gente.
A Kampeni la scuola - la Nancholi School - non è altro che
una lunga capanna di paglia dove gli alunni, divisi in quattro classi,
si accovacciano al suolo, ascoltando con dedizione le parole degli
insegnanti e seguendo il tracciato del gesso sulla lavagna appoggiata
a terra.
Colpisce sin da subito l’estrema docilità e l’educazione
di questi bambini.
Facciamo appena in tempo a salutare con un gesto della mano gli
alunni della scuola, quando il giovane preside, nonchè insegnante
- Mr.Ladu - si affretta a mostrarci l’area su cui tutti sperano
di vedere al più presto nascere una vera scuola.
L’attesa dura da ben sei anni, da quando, nel 1999, il governo
si impegnò alla costruzione di un edificio scolastico in
sostituzione della fatiscente capanna in paglia e da quando alle
promesse seguirono solo inerzia ed abbandono.
Dopo un’esauriente chiaccherata con Mr.Ladu, Don Cesare riesce
a dare un nome a tutto ciò che trasuda dagli sguardi degli
insegnanti e dei bambini di Kampeni: semplicemente voglia di scuola.
Ci vengono infatti, mostrati una montagna di mattoni già
cotti, una catasta di legna tagliata ed i sassi pronti per le fondamenta
della scuola.
Manca solo un aiuto finanziario.
Per il resto la gente di Kampeni è disponibile a lavorare,
a fare i turni di sorveglianza e a cuocere nuovi mattoni.
Mentre il nostro sguardo si perde lungo la distesa di terra rossa
che abbiamo innanzi, veniamo scossi dalle voci gioiose dei bambini
che sono stati fatti uscire dalle classi per intonare un canto di
accoglienza, lo stesso con cui siamo stati salutati al nostro arrivo
presso la Parrocchia di Balaka.
Questo fuori programma è un’ottima occasione per mostrare
ai bambini i doni portati da Don Cesare: matite, penne, quaderni
ed un pallone.
Inutile dire che è prorio il pallone a riscuotere il maggior
successo e a scatenare le urla di gioia dei bambini.
Fatti rientrare ordinatamente gli alunni nella loro “aule”,
i mestri ci spiegano che la scuola ospita circa 200 bambini, divisi
in classi che vanno dalla prima alla quarta e che coloro che desiderano
proseguire gli studi devono recarsi presso la scuola di Ngonga,
che si trova, oltre la collina, a circa 5 km di distanza.
Sembra evidente che l’isolamento del villaggio e l’elevato
numero dei bambini presenti sul territorio rendono la costruzione
di una vera scuola una necessità improcastinabile, un diritto
che uno Stato democratico non dovrebbe negare.
Forti di tale consapevolezza offriamo alla gente di Kampeni il nostro
autentico impegno affinchè possano avere presto ciò
che è stato vanamente promesso per troppo tempo.
Congedandoci lo sguardo corre per l’ultima volta su quell’immensa
distesa di terra rossa e cerchiamo di immaginare l’orizzonte
interrotto dal profilo della scuola.
Ora sta a noi costruire quel profilo a Kampeni.
Roberta e Sergio
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