Tutti i giorni sveglia alle ore 6.30 si fa colazione e si
va a caricare/ordinare la roba ad Andiamo. Io devo caricare la
calce e il cemento. Oggi sono andato in città a comperare
6 sacchi di cemento e dieci di calce e poi sono partito per Toleza,
il villaggio dove sto per costruire l’asilo. Mi sono fermato
a metà strada dove c’è un gabbiotto che vende
un poco di tutto dove di solito compero una fanta così
da fargli guadagnare qualcosa anche a lui. Ad un certo punto arriva
in bicicletta il capo dei muratori con una signora su di età,
è tutto agitato mi dice in Chichewa che al suo villaggio
acqua via no bwino no bene. Così mi avvio con lui per andare
in un villaggio vicino a quello dell’asilo. Per strada ho
trovato il catechista del villaggio e anche lui mi fa cenno di
seguirlo. Saliti in macchina ci porta in mezzo ad un prato, fermiamo
la macchina e scendiamo. Ad un certo punto parecchie donne si
avvicinano tristi e qualcuno piangeva abbracciando il capo dei
muratori e anche lui si mette a gridare e piangere ed io non sapevo
più cosa fare anche perchè non avevo capito cosa
fosse successo. Poi ci siamo avviati a piedi in un bosco, vi erano
nidi che scendevano giù dagli alberi tenuti solo da un
filo, una cosa indescrivibile, era bello ma anche un posto triste.
Ad un certo punto vedo il capo dei muratori che si dirige in mezzo
al bosco poi si mette a piangere davanti a un mucchio di terra
come una tomba, io lo abbracciai, era successo qualcosa di grave,
allora mi allontanai e chiamai Padre Mario al cellulare, dicendogli
di chiedere al catechista cosa fosse successo. Al telefono mi
spiega che domenica al villaggio del capo dei muratori si diceva
messa e suo fratello più giovane circa 23 anni che camminando
a piedi è scivolato nel fiume e non lo trovavano più.
E’ stato ritrovato morto dopo due giorni vicino al villaggio
di Toleza e la gente l’aveva sotterrato subito. Ci siamo
seduti tutti per terra per un ora in preghiera, poi il capo dei
muratori mi dice se potevo portare lui e sua mamma al villaggio.
Vicino al villaggio di Matola mi fa cenno di fermarmi e non andare
più avanti che sarebbero andati a piedi, capii che non
voleva che li seguissi. Mi spiegò dopo che Padre Mario
gli aveva detto di quello che mi era successo ed entrando nel
villaggio sentendo tutta gente piangere ed urlare (per la loro
usanza piangono tutto il giorno) mi sarei sentito molto male allora
loro volevano evitarmi questo dolore. Qui tutti i giorni c’è
una situazione grave o per AIDS o per malaria o per malattie varie,
tanti giovani se ne vanno. Nell’officina dove lavoro dall’anno
scorso a quest’anno sono morti due giovani. Adesso sono
qui seduto sotto una pianta, intanto i muratori fanno il muro
di cinta e vicino a me ho tutti i bambini che mi assalgono per
vedere cosa faccio col computer. Loro non hanno mai visto una
cosa così, adesso gli sto facendo vedere le foto di loro
e del loro villaggio, urlano di gioia nel vedersi.
Agostino Trussardi