Per
la quinta volta torno in Africa per un breve periodo. Alla partenza
dall'Italia mi sembra di ripercorrere ormai un'esperienza conosciuta
e quindi priva di emozioni. Ma non è così. Come
scendo dall'aereo sono avvolta subito da una grande emozione:
è la sensazione di rientrare a casa! Gli odori, i colori,
i volti mi piombano addosso, ogni volta c'è qualcosa di
diverso e nello stesso tempo è come riallacciare un discorso
interrotto solo dieci minuti prima, dove tutto ti riaccoglie a
braccia aperte, dove non avverti la sensazione di estraneità.
Ti senti subito parte di un tutto. Non vedo neppure più
la pelle di un colore diverso. Non comprendo niente della lingua
eppure ho la sensazione di capire e di farmi capire. Basta uno
sguardo, un sorriso, una stretta di mano. Tutto mi sembra facile,
una gioia immensa mi invade.
Forse io sono una sognatrice ma pur rendendomi conto di tutte
le problematiche gravi, estremamente gravi che ci sono, fame,
malattie, povertà, non riesco a giudicare la gente come
coloro che si approfittano della presenza dei bianchi per chiedere
continuamente e sfruttare coloro che qui si adoperano per fare
qualche cosa. Semmai giudico noi che spesso ci poniamo in un modo
sbagliato. E' verissimo che alcuni di loro approfittano di questa
presenza per chiedere continuamente, spesso approfittando della
buona fede di chi è disposto a donare ma è anche
vero che questa è una minoranza. Purtroppo, come in tutte
le situazioni della vita, anche da noi succede così, fa
notizia il negativo. Ed è anche vero che per forza di cose
diamo l'impressione di avere tanto rispetto a loro, per cui è
normale che si mettano nella condizione di pretendere tanto. Mi
chiedo sempre: come ci comporteremo noi se fossimo dall'altra
parte della barricata? Noi arriviamo qui, con tanta buona
volontà, ma anche con tanta salute, ben vestiti, ben nutriti
e con tanti soldi rispetto a loro. Nessuno di noi penso sia un
ricco benestante, (anzi spesso per qualcuno è un impegno
economico non indifferente il venire qui) ma rispetto a questa
realtà lo diventiamo per forza. I bambini, splendidi, sono
un'infinità e quando ci vedono subito si mettono nella
condizione di chiedere, ma perchè? Perchè noi bravi
bianchi gli abbiamo fatto vedere che portiamo, portiamo e magari
gettiamo le caramelle dal finestrino della macchina come si farebbe
con tanti canini. Gli adulti sono stanchi e apatici e noi ci arrabbiamo
se non vediamo lo stesso attivismo che siamo abituati a vedere
in occidente! Ma se io avessi fame, se fossi sfiancata dal caldo,
se sapessi che comunque la mia aspettativa di vita è bassissima,
mi darei così tanto da fare? Non so e me lo chiedo sempre.
Io comunque sono affascinata da questo popolo, da questi grandi
occhi, dal loro sorriso, dall'aver saputo trasformare il dolore
in gioia, dal saper accettare la malattia senza ribellarsi alla
mancanza di cure, dal saper cantare e ballare anche se non hai
niente da mettere sotto i denti, dal non aspettare un futuro perchè
per loro futuro non c'è, e lo sanno benissimo. Neppure
nella loro grammatica esiste il verbo futuro! Tutto questo mi
fa riflettere molto. E non c'è bisogno di vedere filmini
strappalacrime, bambini con le mosche negli occhi per essere colpiti
a fare qualche cosa, basterebbe che ci convincessimo che tutti
facciamo parte di una stessa storia e che siamo tutti figli di
una stessa madre.
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