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PENSIERI DI UN ALENDO    
     
  Balaka, 01 Aprile 2007

Per la quinta volta torno in Africa per un breve periodo. Alla partenza dall'Italia mi sembra di ripercorrere ormai un'esperienza conosciuta e quindi priva di emozioni. Ma non è così. Come scendo dall'aereo sono avvolta subito da una grande emozione: è la sensazione di rientrare a casa! Gli odori, i colori, i volti mi piombano addosso, ogni volta c'è qualcosa di diverso e nello stesso tempo è come riallacciare un discorso interrotto solo dieci minuti prima, dove tutto ti riaccoglie a braccia aperte, dove non avverti la sensazione di estraneità. Ti senti subito parte di un tutto. Non vedo neppure più la pelle di un colore diverso. Non comprendo niente della lingua eppure ho la sensazione di capire e di farmi capire. Basta uno sguardo, un sorriso, una stretta di mano. Tutto mi sembra facile, una gioia immensa mi invade.
Forse io sono una sognatrice ma pur rendendomi conto di tutte le problematiche gravi, estremamente gravi che ci sono, fame, malattie, povertà, non riesco a giudicare la gente come coloro che si approfittano della presenza dei bianchi per chiedere continuamente e sfruttare coloro che qui si adoperano per fare qualche cosa. Semmai giudico noi che spesso ci poniamo in un modo sbagliato. E' verissimo che alcuni di loro approfittano di questa presenza per chiedere continuamente, spesso approfittando della buona fede di chi è disposto a donare ma è anche vero che questa è una minoranza. Purtroppo, come in tutte le situazioni della vita, anche da noi succede così, fa notizia il negativo. Ed è anche vero che per forza di cose diamo l'impressione di avere tanto rispetto a loro, per cui è normale che si mettano nella condizione di pretendere tanto. Mi chiedo sempre: come ci comporteremo noi se fossimo dall'altra parte della barricata? Noi arriviamo qui, con tanta buona volontà, ma anche con tanta salute, ben vestiti, ben nutriti e con tanti soldi rispetto a loro. Nessuno di noi penso sia un ricco benestante, (anzi spesso per qualcuno è un impegno economico non indifferente il venire qui) ma rispetto a questa realtà lo diventiamo per forza. I bambini, splendidi, sono un'infinità e quando ci vedono subito si mettono nella condizione di chiedere, ma perchè? Perchè noi bravi bianchi gli abbiamo fatto vedere che portiamo, portiamo e magari gettiamo le caramelle dal finestrino della macchina come si farebbe con tanti canini. Gli adulti sono stanchi e apatici e noi ci arrabbiamo se non vediamo lo stesso attivismo che siamo abituati a vedere in occidente! Ma se io avessi fame, se fossi sfiancata dal caldo, se sapessi che comunque la mia aspettativa di vita è bassissima, mi darei così tanto da fare? Non so e me lo chiedo sempre.
Io comunque sono affascinata da questo popolo, da questi grandi occhi, dal loro sorriso, dall'aver saputo trasformare il dolore in gioia, dal saper accettare la malattia senza ribellarsi alla mancanza di cure, dal saper cantare e ballare anche se non hai niente da mettere sotto i denti, dal non aspettare un futuro perchè per loro futuro non c'è, e lo sanno benissimo. Neppure nella loro grammatica esiste il verbo futuro! Tutto questo mi fa riflettere molto. E non c'è bisogno di vedere filmini strappalacrime, bambini con le mosche negli occhi per essere colpiti a fare qualche cosa, basterebbe che ci convincessimo che tutti facciamo parte di una stessa storia e che siamo tutti figli di una stessa madre.

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