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UNA GIORNATA MOLTO TRISTE
Balaka, 14 Marzo 2007
Tutti i giorni
sveglia alle ore 6.30 si fa colazione e si va a caricare/ordinare
la roba ad Andiamo. Io devo caricare la calce e il cemento. Oggi
sono andato in città a comperare 6 sacchi di cemento e dieci
di calce e poi sono partito per Toleza, il villaggio dove sto per
costruire l’asilo. Mi sono fermato a metà strada dove
c’è un gabbiotto che vende un poco di tutto dove di
solito compero una fanta così da fargli guadagnare qualcosa
anche a lui. Ad un certo punto arriva in bicicletta il capo dei
muratori con una signora su di età, è tutto agitato
mi dice in Chichewa che al suo villaggio acqua via no bwino no bene.
Così mi avvio con lui per andare in un villaggio vicino a
quello dell’asilo. Per strada ho trovato il catechista del
villaggio e anche lui mi fa cenno di seguirlo. Saliti in macchina
ci porta in mezzo ad un prato, fermiamo la macchina e scendiamo.
Ad un certo punto parecchie donne si avvicinano tristi e qualcuno
piangeva abbracciando il capo dei muratori e anche lui si mette
a gridare e piangere ed io non sapevo più cosa fare anche
perchè non avevo capito cosa fosse successo. Poi ci siamo
avviati a piedi in un bosco, vi erano nidi che scendevano giù
dagli alberi tenuti solo da un filo, una cosa indescrivibile, era
bello ma anche un posto triste. Ad un certo punto vedo il capo dei
muratori che si dirige in mezzo al bosco poi si mette a piangere
davanti a un mucchio di terra come una tomba, io lo abbracciai,
era successo qualcosa di grave, allora mi allontanai e chiamai Padre
Mario al cellulare, dicendogli di chiedere al catechista cosa fosse
successo. Al telefono mi spiega che domenica al villaggio del capo
dei muratori si diceva messa e suo fratello più giovane circa
23 anni che camminando a piedi è scivolato nel fiume e non
lo trovavano più. E’ stato ritrovato morto dopo due
giorni vicino al villaggio di Toleza e la gente l’aveva sotterrato
subito. Ci siamo seduti tutti per terra per un ora in preghiera,
poi il capo dei muratori mi dice se potevo portare lui e sua mamma
al villaggio. Vicino al villaggio di Matola mi fa cenno di fermarmi
e non andare più avanti che sarebbero andati a piedi, capii
che non voleva che li seguissi. Mi spiegò dopo che Padre
Mario gli aveva detto di quello che mi era successo ed entrando
nel villaggio sentendo tutta gente piangere ed urlare (per la loro
usanza piangono tutto il giorno) mi sarei sentito molto male allora
loro volevano evitarmi questo dolore. Qui tutti i giorni c’è
una situazione grave o per AIDS o per malaria o per malattie varie,
tanti giovani se ne vanno. Nell’officina dove lavoro dall’anno
scorso a quest’anno sono morti due giovani. Adesso sono qui
seduto sotto una pianta, intanto i muratori fanno il muro di cinta
e vicino a me ho tutti i bambini che mi assalgono per vedere cosa
faccio col computer. Loro non hanno mai visto una cosa così,
adesso gli sto facendo vedere le foto di loro e del loro villaggio,
urlano di gioia nel vedersi.
Agostino
Trussardi
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Images

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